Invito a partecipare – Scuola estiva annuale ‘Feminist No Borders Summer School

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Mercoledì 15 – Sabato 18 giugno 2022

Co-organizzata da Feminist Autonomous Centre for Research & Feminist Researchers Against Borders

L’assemblea femminista del Porco Rosso co-organizza insieme a Fac, Feminist Autonomous Center for research e un gruppo locale costituitosi per questa occasione la prossima Feminist No Border Summer School che si terrà anche a Palermo dal Mercoledì 15 – Sabato 18 giugno 2022.

Il bando per la partecipazione è aperto fino al 9 aprile!

La scuola estiva annuale  ‘Feminist No Borders Summer School’ apre uno spazio di incontro, apprendimento e ispirazione reciproca per attiviste, ricercatrici, artiste e soggetti attivi in organizzazioni collettive per condividere esperienze e strategie di lotte contro i regimi di frontiera, da una prospettiva femminista.
Cerchiamo di smantellare l’egemonia accademica sulla conoscenza, spostandoci dall’idea che l’accademia sia il luogo primario e quasi esclusivo di produzione e distribuzione della conoscenza.
La scuola estiva è uno spazio femminista antirazzista e abolizionista, che cerca di sfidare la divisione tra teoria e pratica e di sfidare le frontiere e le relazioni di potere che vengono riprodotte nel mondo accademico, nei media e nelle pratiche umanitarie e assistenziali. Intendiamo praticare modi alternativi di apprendere, ascoltare e parlare tra di noi, per configurare comunità politiche unite in queste lotte. 

Quest’anno, la scuola estiva avrà la durata di quattro giorni e si svolgerà in tre luoghi: Palermo, Heraklion e Berlino. Ci sarà anche un nodo virtuale per facilitare la partecipazione di coloro che sono impossibilitati a viaggiare a causa del regime dei visti e di frontiera. Ogni giorno si articolerà tra incontri fisici paralleli nelle tre città e incontri ibridi-virtuali per facilitare riflessioni, conversazioni e scambi tra questi luoghi, e per collegare le nostre lotte nelle diverse località.

Agenda (orari in UTC+3 ora ateniese)

Mercoledì 15 giugno

7–8:30 pm: Assemblea di benvenuto

Giovedì 16 June: Abolizione
11-14: Mattina (in presenza/ online per il nodo virtuale)
17-19: Tavola rotonda ibrida 

Il primo giorno della scuola estiva, ci concentriamo sul rapporto tra abolizione delle prigioni e abolizione delle frontiere da una prospettiva femminista. Mentre i dibattiti statunitensi sull’abolizione delle prigioni analizzano criticamente il continuum tra violenza coloniale, schiavitù, prigioni e confini, nei contesti europei sembra esserci la necessità di discutere ulteriormente questi intrecci e correlazioni. La criminalizzazione e l’incarcerazione delle persone che sfidano i confini, sia attraversandoli che facilitando altre persone a farlo, è diventata una tecnica centrale alle politiche di frontiera. Le leggi, e il cosiddetto “sistema di giustizia penale” sono storicamente spazi di oppressione razzista e patriarcale e, come tali, spazi di lotta. Nel contesto delle lotte no-borders, tuttavia, gli appelli alla legge, al discorso dei diritti umani, così come all’illegalità delle pratiche statali sembrano passare indiscussi.

Le domande che sorgono, allora, sono:

  • Fino a che punto possiamo chiedere agli stati e alle altre autorità di “proteggere le persone”, di “rispettare i diritti” e di “rispettare la legge”, quando le formazioni statali sono fondate sulla violenza e sull’oppressione?  
  • L’abolizione dello stato e di altre forme di oppressione è una precondizione per l’abolizione delle frontiere e delle prigioni?
  • È possibile conciliare il sistema giuridico, da un lato, con una pratica e una visione orientata all’abolizione delle frontiere, dall’altro?
  • È possibile utilizzare la legge, il discorso dei diritti e gli appelli all’illegalità delle pratiche statali come un elemento tattico piuttosto che un obiettivo finale nelle nostre lotte?
  • L’uso della legge è uno strumento necessario e rilevante quando la sua formazione, costruzione e applicazione sono intrinseche alle istituzioni dello Stato? Potrebbero altri principi o diritti dimostrarsi più rilevati?
  • Come pensare alla responsabilità quando si tratta di violenza statale e corporativa, da una prospettiva abolizionista?
  • Come possiamo mettere in pratica un’analisi abolizionista femminista del continuum di violenza del colonialismo, delle prigioni e dei confini, e come possiamo navigare tra le inevitabili contraddizioni che emergono?

Venerdì 17 giugno: Il COVID e le pratiche di confinamento
11-14: Mattina (in presenza/ online per il nodo virtuale)
17-19: Tavola rotonda ibrida 

Il secondo giorno, rifletteremo su come la gestione della pandemia sia diventata un pretesto per sviluppare divisioni più violente tra la popolazione globale. Dai vari luoghi in cui ci troviamo, abbiamo assistito all’uso pretestuoso della pandemia per accelerare il processo di incarcerazione e confinamento: per esempio in Grecia, sia sulle isole che sulla terraferma, il governo applica continuamente norme discriminatorie che confinano le persone costrette a vivere nei campi, mentre intensifica il profiling razziale e la criminalizzazione delle persone razzializzate come migranti da parte della polizia nei centri urbani con il pretesto dei controlli sulla pandemia. In Italia, per le popolazioni razzializzate che attraversano i confini, la quarantena è stata tradotta in detenzione nelle “navi-prigione quarantena” . L’uso della detenzione con il pretesto della quarantena diventa una pratica attraverso la quale impedire alle persone di accedere ai servizi di asilo e di fare domanda di asilo. Questo equivale a negare loro il diritto all’asilo e, inoltre, ad esporle a deportazioni violente sotto forma di respingimenti. Tutto ciò indica i modi in cui la gestione della pandemia opera come gestione della migrazione, che ha portato alla costruzione di nuovi confini e all’intensificazione di quelli già esistenti. Un regime globale di apartheid vaccinale ha rafforzato il violento regime dei confini e le forme di disuguaglianza, sfruttamento ed emarginazione che riproduce. 

Rifletteremo sulle seguenti domande:

  • Quali sono le nuove frontiere che sono state erette con il pretesto della gestione della pandemia, e come mobilitarsi contro di esse in tempi di isolamento sociale e segregazione?
  • Come possiamo lottare per il diritto all’asilo e alla protezione internazionale senza riprodurre nozioni di ‘meritocrazia’ e cadere in concettualizzazioni paternalistiche della vulnerabilità?
  • In che modo le richieste di protezione sono diventate una scusa per mettere in atto la violenza durante la pandemia?
  • Come possiamo impegnarci in una critica femminista dei confini che riveli come la violenza di frontiera attinga a copioni di violenza di genere e quindi crei collegamenti tra l’abuso di frontiera e l’abuso patriarcale?
  • Come possiamo resistere ai progetti di carcerazione legati alla pandemia e allo stesso tempo sfidare l’opposizione fascista a tali progetti?
  • Come possiamo generare resistenze femministe al sistema delle frontiere e del controllo della mobilità nel contesto pandemico, mettendo al centro la materialità dei nostri corpi?

Sabato 18 giugno: Posizionalità e attivismo nella ricerca
11-14: Mattina (in presenza/ online per il nodo virtuale)
17-19: Tavola rotonda ibrida

19:30-20:30: Assemblea generale (ibrida)

Il terzo giorno, rifletteremo sull’intersezione tra ricerca e attivismo. Discuteremo le sfide etiche del fare ricerca all’interno e con gruppi di attivist*, interrogando la posizione delle ricercatrici e dei ricercatori. Offriremo spunti di riflessioni sull’intenzionalità della ricerca attivista ponendo una domanda fondamentale: quando la ricerca diventa estrattiva? Ci sono molti esempi in cui progetti di ricerca hanno creato danni, soprattutto quando sono legati all’attivismo. Troppo spesso ricerche con persone migranti e/o attiviste ambientali o con persone indigene hanno portato alla rottura dei legami con le comunità attiviste a causa della violazione della fiducia, della mancanza di trasparenza, dell’espropriazione delle conoscenze e della cooptazione accademica di queste pratiche. Troppo spesso, ci sono state anche esperienze di violenza di genere e molestie sessuali nei processi di ricerca. Si tratta di questioni che ci fanno riflettere sulla nozione di ricerca stessa e sul suo ruolo nelle nostre lotte, e che ci richiedono di affrontare questioni fondamentali legate a quali voci vengono sfruttate, quali persone ottengono benefici dalla ricerca, e quali forme di potere si insinuano in queste relazioni. Da un lato, abbiamo bisogno di riconsiderare le molteplici gerarchie all’interno della ricerca accademica che potrebbero non essere in linea con i valori politici di orizzontalità, autonomia e autodeterminazione nell’attivismo no borders. Dall’altro lato, dobbiamo riconoscere i vari esempi di persone che conducono ricerca e che applicano il rifiuto come tattica metodologica per proteggere le comunità e come impegno etico per decolonizzare la ricerca. Infine, vogliamo riflettere anche sul posizionamento geopolitico della ricerca guidata dagli enti finanziatori e dalle istituzioni accademiche del Nord globale nei confronti delle comunità e delle persone considerate minoritarie.

Le domande su cui ci concentreremo sono:

  • Possiamo davvero affermare l’esistenza di una ricerca attivista? Quali sono le sfide per superare i confini tra “ricerca” e “attivismo”?
  • Come possiamo, come persone che conducono ricerca, impegnarci eticamente in spazi e/o movimenti attivisti ed evitare la cooptazione e l’estrattivismo delle voci e delle conoscenze che circolano in questi luoghi?
  • Quali sono gli strumenti metodologici attraverso i quali possiamo condurre una ricerca orizzontale, inclusiva e decoloniale che si allinei con i valori attivisti delle comunità partecipanti?
  • Quali sono le sfide per affrontare la pluriversalità nella ricerca con tutte le voci ugualmente rappresentate? Come superiamo i problemi di paternalismo all’interno dei processi di ricerca collaborativa?
  • Quali dovrebbero essere i meccanismi per denunciare la violenza di genere e le molestie sessuali nei processi di ricerca? Come formulare una denuncia?
  • Come possiamo sfidare le fabbriche della conoscenza, cioè le istituzioni accademiche e gli enti di finanziamento del Nord globale, a decolonizzare il loro approccio ai risultati della ricerca (ad esempio la “produzione” di documenti, i quadri di eccellenza della ricerca, le divisioni tra ricercatori e “ricercati”)?

Struttura

Ci saranni quattro “nodi” fisici, connessi tra loro in modalità virtuale:

  • Palermo, Sicilia, Italia (limitato a 20 partecipanti)
  • Heraklion, Creta, Grecia (limitato a 20 partecipanti)
  • Berlino, Germania (limitato a 20 partecipanti)
  • Nodo virtuale (limitato a 20 partecipanti), curato da FAC research ad Atene. 

Il nodo virtuale è pensato per accogliere persone che non possono viaggiare per raggiungere i luoghi in cui si terranno gli incontri a causa delle limitazioni dovute alle frontiere e al regime dei visti o ad altre barriere che impediscono la mobilità e l’incontro in presenza.

Tutte le sessioni mattutine si svolgeranno in presenza nelle tre località dei nodi. Il nodo virtuale si svolgerà online. Le sessioni pomeridiane prevedono la partecipazione online di tutte le persone coinvolte nella scuola estiva. L’assemblea di apertura è uno spazio che permetterà ad ogni partecipante di presentarsi, mentre l’assemblea di chiusura sarà il momento per pensare insieme a tappe ed interventi successivi. 

Visti

Se vi serve un supporto per la richiesta di visto possiamo fornire una lettera di invito.

Policy Covid-19

Ogni nodo locale assicurerà che le attività in presenza siano svolte in condizioni nel modo più sicuro riguardo al rischio di contagio, seguendo le necessità delle partecipanti e il regolamento sanitario vigente nel luogo dell’incontro. 

Contributo economico

L’organizzazione della Feminist No Borders Summer School è basata su un lavoro di cura sul tempo donato volontariamente dalle persone coinvolte. Per questo motivo non è previsto il pagamento di una retta per partecipare alla summer school. Però invitiamo ogni persona interessata:

–   1) a diventare membro di FAC: questo permetterà alla sede di ‘Feminist Autonomous Centre for Research’ ad Atene di rimanere aperta, in un momento in cui la battaglia per gli spazi pubblici e di comunità è diventata nuovamente urgente, soprattutto nei centri urbani.

–   2)di offrire un contributo solidale, che verrà distribuito alla comunità di organizzazioni coinvolte nella scuola estiva, per supportare le loro lotte contro tutte le frontiere.

Consigliamo un contributo che può variare da 0 fino a 200 euro, secondo le possibilità di ogni persona. 

Se avete la possibilità di beneficiare di un contributo istituzionale o avete accesso a dei fondi, vi invitiamo a scegliere la fascia più alta. 

La scuola estiva è uno spazio antirazzista, femminista LBTQI+, che incoraggia la partecipazione delle persone trans, intersex, non-binarie, queer, lesbiche, bisessuali e gay. NO TERF!

Prima di mandare una manifestazione di interesse ti chiediamo di leggere il nostro “code of contact”, ovvero un insieme di principi che regolano le interazioni all’interno della scuola estiva.

Apply qua!

For more information,
please e-mail: summerschool@feministresearch.org 

Per maggiori informazioni puoi scrivere all’indirizzo: summerschool@feministresearch.org 

Date importanti:

Scadenza per candidatura: 9 Aprile 2022

La chiusura della call è prevista alle 11.59 pm (utc+3) della data sovraindicata, oltre la quale non possiamo più accettare altre candidature.

Ricezione della conferma di partecipazione: 3 Maggio 2022

A tutte le persone che invieranno la loro candidatura sarà comunicata la selezione finale dei partecipanti entro questa data.

Scadenza per l’iscrizione: 16 maggio 2022

Le partecipanti dovranno inviare una mail per confermare la loro iscrizione, insieme alla sottoscrizione per associarsi a FAC e al contributo di solidarietà entro le 11.59 (utc+3).

Invio del programma definitivo: 23 maggio 2022

Un programma dettagliato e le informazioni utili saranno inviate ad ogni partecipante entro questa data. 

Date di svolgimento della Summer School : 15-18 giugno 2022.

Siamo impazienti di ritrovarci e trascorrere insieme i quattro giorni a Palermo, Heraklion, Berlino e virtualmente (da Atene)!

Modulo d’iscrizione       

Per maggiori informazioni: summerschool@feministresearch.org 

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