La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2024

Progetto ‘Dal mare al carcere’, Report annuale 2024 

1. I numeri: Oltre 100 persone fermate nel 2024

Nel corso del 2024, come negli anni precedenti, abbiamo monitorato sistematicamente le notizie relative all’arresto di migranti accusati di aver facilitato l’immigrazione irregolare, in particolare delle persone fermate dopo l’ingresso marittimo. Questi dati sono stati integrati con ulteriori informazioni raccolte dalla nostra rete di avvocatɜ, che ci hanno segnalato una decina di casi non riportati dalla stampa locale.

Sulla base di queste fonti, abbiamo contato 106 arresti. La stragrande maggioranza di questi arresti è avvenuta subito dopo lo sbarco, sebbene alcuni siano avvenuti in un secondo momento. In tutti i casi, tranne due, siamo a conoscenza anche della nazionalità delle persone arrestate.

Come negli anni precedenti, nel 2024, l’Italia ha criminalizzato i migranti egiziani più di qualsiasi altra nazionalità: almeno 37 cittadini egiziani sono stati arrestati, oltre un terzo del totale. Il secondo gruppo di nazionalità più colpito è stato quello dei tunisini. Sulla base dei dati ufficiali degli arrivi, tra le persone egiziane arrivate via mare, circa 1 persona ogni 100 è stata criminalizzata , mentre tra quelle tunisine circa 1 ogni 200 . Complessivamente, è stata arrestata una persona ogni 600 arrivi via mare in Italia, un dato leggermente superiore rispetto al 2023 (1 ogni 800).

Proseguendo una tendenza iniziata nel 2022, il 17% delle persone arrestate proveniva da paesi dell’Africa orientale (Sudan, Sud Sudan, Ciad, Etiopia ed Eritrea), mentre il 12% ha riguardato persone dell’Eurasia centrale. Tra queste vi sono persone ucraine e russe, ma anche cittadini kazaki e uzbeki. Il 10% degli arrestati proviene dal Medio Oriente (Turchia, Siria, Iraq, Iran e Afghanistan). Non abbiamo conferma di arresti di persone provenienti dall’Africa occidentale per guida di imbarcazioni nel 2024, a dimostrazione di una situazione molto diversa rispetto a dieci anni fa. Per quanto ne sappiamo, tutte le persone arrestate sono uomini.

I porti in cui si sono verificati più arresti sono stati Siracusa e Pozzallo in Sicilia, e Roccella Ionica e Crotone in Calabria. Pochi arresti sono stati segnalati a Lampedusa, mentre i recenti sbarchi in Puglia (dopo una lunga interruzione della rotta) hanno portato a diversi arresti a Leuca. I fermi a Ravenna, Ancona, Napoli e Salerno riflettono le politiche repressive del Decreto Piantedosi, che assegna alle navi delle Ong porti lontanissimi dal Mediterraneo centrale.

Circa tre quarti degli arresti hanno riguardato persone arrivate attraverso la rotta del Mediterraneo centrale (cioè dal Nord Africa), mentre i restanti hanno coinvolto persone giunte in barca dalla Turchia, sebbene solo il 5% delle persone migranti sia arrivato attraverso questa rotta. Questo dimostra che il numero di arresti sulla rotta ionica è stato in proporzione molto più alto.

Ringraziamo la Clinica legale di Roma 3, l’associazione Maldusa e ASGI Bari per aver condiviso delle informazioni su alcuni casi che sostengono.

2. I casi che seguiamo

Attualmente seguiamo i casi di 128 persone criminalizzate per aver facilitato l’immigrazione irregolare tramite rotte marittime. Di queste, 86 persone sono attualmente detenute in carcere in tutta Italia. Tra le persone incarcerate con cui siamo in contatto, poco meno della metà (41) sono cittadini di paesi nordafricani (Tunisia, Egitto, Libia, Marocco), mentre circa un terzo (28) proviene da paesi del continente asiatico (comprese Turchia, Medio Oriente e Asia Centrale).

Poco più della metà delle persone detenute con cui siamo in contatto (42) è incarcerata in Sicilia, soprattutto nelle province di Agrigento e Palermo. Circa un terzo (28) si trova in Calabria, mentre il restante quinto (18) è detenuto in carceri sparse per l’Italia, in particolare in Puglia e Campania.

Le altre 40 persone sono libere per diversi motivi: alcune perché le misure cautelari sono state revocate durante il processo, altre perché sono state dichiarate innocenti, mentre altre ancora perché hanno già trascorso anni in carcere e ora, avendo scontato tutta la pena, stanno cercando di ricostruire la propria vita in Europa. Alcune di loro sono tornate nei paesi di partenza, una volontariamente, le altre attraverso il rimpatrio forzato.

3. Proprio come in un film: l’Italia continua a processare i minori

Quest’anno siamo stati costretti a confrontarci nuovamente con la criminalizzazione come c.d. scafisti delle persone minorenni. Il tema dell’età delle persone arrestate è, infatti, diventato centrale in tre procedimenti penali che abbiamo seguito molto da vicino.

Tra questi, tuttavia, solo uno si è celebrato dinnanzi al Tribunale per i Minorenni di Palermo, quello instaurato contro Ahmed, un giovane egiziano di 17 anni, arrestato a luglio con l’accusa di art. 12 bis: gli altri due si sono celebrati dinnanzi alle giurisdizioni per adulti. Infatti questo 2024 ci ha ricordato più che mai come l’accertamento della minore età rappresenti ancora un nodo centrale nell’accanimento istituzionale verso le persone migranti, in particolare nella loro criminalizzazione. Due giovani, uno di nazionalità senegalese arrestato nel 2016 e uno di cittadinanza guineana tratto in arresto nel 2023 ad appena 16 anni, minori al momento dell’arrivo, sono stati condannati: uno dal Tribunale ordinario di Trapani, l’altro dalla Corte di Appello di Palermo, entrambi competenti a giudicare persone adulte. Si sono dichiarati minori, hanno prodotto documentazioni ufficiali attestanti l’età, eppure per la giustizia italiana rimangono adulti e come tali devono essere trattati. Uno di loro, il giovane guineano di 17 anni, si trova oggi ancora in un carcere per adulti.

Nell’anno dell’uscita di Io Capitano, il film che ha cercato di far luce sul viaggio di un minore che coraggiosamente si è assunto la responsabilità di trasportare altre persone al di là della frontiera, si fa largo la consapevolezza che la giustizia italiana non solo avrebbe condannato Seydou, protagonista del film, ad anni di carcere, ma non gli avrebbe neppure concesso il lusso di essere minore.

4. Articolo 12bis

Quest’anno si sono tenuti i primi processi incardinati per art. 12bis, il nuovo articolo introdotto dal c.d. ‘decreto Cutro‘. Questo articolo alza in maniera esponenziale le pene minime previste per aver facilitato l’attraversamento irregolare della frontiera se durante il viaggio è avvenuta la morte o la lesione grave di una o più persone. Ad essere colpiti per primi dall’accusa di questo nuovo reato, solo un mese dopo l’approvazione del decreto, erano state sette persone arrivate in Calabria. Con l’inizio dell’anno nuovo, dopo quasi due anni di detenzione cautelare, è arrivata la sentenza in primo grado: il Tribunale non ha ritenuto applicabile l’art.12bis, e ha assolto cinque dei sette imputati, condannando i due restanti per art. 12, il reato di favoreggiamento c.d. semplice. Questa notizia, indubbiamente positiva, segue un’altra sentenza del Tribunale di Reggio Calabria, emessa a luglio 2024, in cui la procura aveva contestato l’art. 12bis a due uomini arrestati sempre nel 2023. Anche in questo caso, il Tribunale non ha ritenuto applicabile questo nuovo reato, assolvendo uno dei due e condannando l’altro per art. 12.

Con queste premesse, rimaniamo dunque in attesa di una decisione in un terzo processo pendente, l’ultimo che stiamo seguendo e di cui abbiamo notizia, che questa volta vede accusato, insieme a un uomo egiziano sottoposto a procedimento penale dinnanzi al Tribunale Ordinario di Agrigento, anche il minore Ahmed, di cui abbiamo parlato sopra, al Tribunale per i minorenni di Palermo. Accogliamo però con sollievo la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere avvenuta a inizio 2025 e il suo trasferimento in una comunità, nonostante il rinvio a giudizio. Il coimputato è in attesa di sentenza, prevista per marzo 2025. Ricordiamo che l’art. 12bis, ancor più dell’art. 12, è uno scempio, che si accanisce su persone sopravvissute a naufragi e disastri marittimi, e come sempre non tiene conto delle responsabilità istituzionali di questi eventi.

5. Il naufragio di Cutro

Il 2024 ha visto concludersi i primi gradi dei processi contro persone fermate a seguito del naufragio di Cutro, avvenuto nel febbraio del 2023. Le sentenze, tutte di condanna, variano da 11 anni di carcere per Khalid Arslan, di nazionalità pachistana, a 16 anni per Sami Fuat e Hasab Hussain, rispettivamente di nazionalità turca e pachistana, fino ad arrivare a 20 anni per Mohamed Abdessalem, siriano, e Ufuk Gun, turco. L’uomo che risultava aver effettivamente guidato l’imbarcazione, Bayram Guler, è morto nella strage. Non possiamo non soffermarci sull’esorbitanza delle pene inflitte a chi è stato ritenuto responsabile di favorire la traversata, soprattutto se si considera che sono stati contestati i reati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare unitamente a quello di morte come conseguenza non voluta del favoreggiamento. Inoltre, la pena più alta pari a 20 anni di reclusione è stata inflitta in un rito, come quello abbreviato, che di per sé comporta lo sconto di pena di un terzo, quindi di 10 anni. Pene simili le abbiamo viste solo per i casi in cui veniva contestato il reato di omicidio volontario.

In un anno che è stato testimone delle prime applicazioni, o meglio dei primi tentativi di applicazione, del nuovo reato di cui all’art. 12 bis  introdotto con il decreto Cutro  che prevede pene minime fino a 20 anni, notiamo come i processi sul naufragio di Cutro, pur basandosi su fatti precedenti all’introduzione del reato, abbiano di fatto rappresentato l’unica vera applicazione di una pena così terribile. La condanna di Ufuk Gun e di Mohamed Abdessalem a 20 anni di carcere in abbreviato significa di fatto averli condannati alla stessa pena introdotta dal decreto Cutro, nonostante siano state giudicate secondo la precedente formulazione del reato.

Queste condanne sono da intendere come una punizione esemplare per un naufragio che, a differenza di decine di altri, si è abbattuto sulla costa e che, a causa dell’improvvisa e sconvolgente visibilità che ha avuto, è stato fin da subito oggetto di strumentalizzazione politica da parte del governo.

6. Libertà per i c.d. calciatori libici!

2024 è stato un anno fondamentale anche per il caso dei c.d. calciatori libici, otto ragazzi arrestati nel 2015, ad appena 18 e 19 anni, dopo l’evento divenuto tristemente noto come la strage di Ferragosto, e condannati ingiustamente a 20 e 30 anni.

Ad ottobre del 2024 la Cassazione ha rigettato il ricorso contro la decisione di inammissibilità della richiesta di revisione presentata dalla difesa alla Corte di Appello di Messina. La richiesta di revisione aveva offerto nuove prove potenzialmente scagionanti per i giovani, ottenute grazie a un lungo lavoro di indagine. È dimostrabile che il processo avvenuto contro gli otto sia stato sommario, nonostante il sistema giudiziario italiano rifiuti di riconoscerlo e di offrir loro le garanzie previste dall’ordinamento.

Cinque dei giovani ingiustamente condannati come capri espiatori per il naufragio provengono dalla Libia – incluso Alla Farah, la cui commuovente intervista è stata trasmessa da Fattore Umano il mese scorso. Purtroppo, i negoziati tra Italia e Libia per il loro rientro a casa — una richiesta per cui le loro famiglie hanno manifestato e presentato petizioni — sembrano essersi frenati. A differenza del presunto criminale di guerra Osama Almasri, sembra che non abbiano amici abbastanza influenti nel governo che possano fare qualche telefonata e farli salire su un jet privato. Nel frattempo, Alla, e gli altri 7, hanno già trascorso un terzo delle loro vite in prigione.

7. Maysoon Majidi e Marjan Jamali sono libere! (i loro coimputati invece no)

Durante l’anno si sono sviluppati anche i processi contro Maysoon Majidi e Marjan Jamali, due donne iraniane accusate alla fine del 2023 di aver condotto due imbarcazioni dalla Turchia, insieme ai loro coimputati, Ufuk Akturk e Babai Amir. Questi due casi, in particolare quello di Maysoon Majidi, attivista femminista e regista in Iran, hanno attratto mobilitazioni di solidarietà in tutta Italia e una messa in discussione collettiva del reato di favoreggiamento. Un primo risultato è stato che il Tribunale ha infine accettato di revocare la custodia cautelare e rilasciare le imputate. Il 6 Febbraio, Maysoon Majidi è finalmente stata assolta in primo grado. Il suo coimputato invece, Ufuk Akturk, è stato condannato a 8 anni e 4 mesi di detenzione, semplicemente per aver fatto arrivare una barca di profughi sani e salvi sulla costa calabrese. Il processo contro Jamali e Amir è ancora aperto nel momento della scrittura, e la decisione del tribunale è prevista per fine febbraio. Entrambi i loro coimputati, però, rimangono in carcere: siamo in contatto epistolare con Amir, che esprime preoccupazione per il suo processo e solidarietà alle lotte legate a questa causa.

Anche se sappiamo che per il momento non è possibile, tutte le persone criminalizzate per aver facilitato la libertà di movimento dovrebbero ricevere la stessa solidarietà che ha ricevuto Majidi. Tra questi vogliamo ricordare in particolare i 3 palestinesi di Gaza incarcerati nel 2023 e condannati a 4 anni e 8 mesi di detenzione dal Tribunale di Catania a dicembre. Insieme ai loro legali stanno preparando un appello contro la decisione.

8. La lotta continua: in mare, nelle carceri e nelle aule

Il 2024 è stato anche teatro dei grandi processi mediatici, dal caso Iuventa al processo contro l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Si tratta di processi che hanno portato al centro l’articolo 12, il tema dei salvataggi in mare e del diritto al soccorso, anche se in modo diverso tra loro.

Nel processo, durato 7 anni, che vedeva imputati l’equipaggio della Iuventa, Save the Children e MSF di art. 12, ad aprile il GUP di Trapani ha deciso di non rinviare a giudizio gli imputati con una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, affermando così un diritto al soccorso pieno ed effettivo. Dopo anni di campagna per la libertà di movimento anche in un’aula di giustizia è stato riconosciuto che i migranti in mare sono prima di tutto naufraghi e richiedenti asilo.

Purtroppo quando sembrava che alcuni diritti fondamentali avessero trovato riconoscimento in aula, è intervenuta un’altra pronuncia assolutoria di significato opposto. A dicembre 2024 il Tribunale di Palermo ha assolto Matteo Salvini dall’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio perché il fatto non sussiste. Per il Tribunale impedire lo sbarco di 47 migranti sopravvissuti a un naufragio, costringendoli su un’imbarcazione ancorata davanti a Lampedusa per giorni è una condotta del tutto legittima.

Se questa pronuncia ha lanciato ombre sui diritti delle persone in movimento, rimangono comunque lotte aperte.

Tra queste, fondamentale il caso Kinsa che ha portato l’art. 12 al vaglio della Corte di Giustizia dell’Unione europea chiamata a valutarne la compatibilità con i diritti fondamentali della Carta di Nizza. Aspettiamo l’udienza ad aprile 2025 nella speranza che possa essere una norma che da sempre denunciamo come illegittima.

A Ragusa, invece, continua il processo contro Mediterranea che vede ancora una volta un’ONG dover dimostrare in un’aula di giustizia che salvare le persone in mare non è reato.

Infine, a marzo inizierà il processo a Cutro contro le autorità che hanno negato il soccorso alla centinaia di persone che stavano annegando. L’occasione di dimostrare, anche in un’aula di giustizia, che i veri responsabili delle morti in mare sono da cercare non tra i migranti, ma nelle istituzioni che continuano ad anteporre la politica dei confini a quella dei diritti.

Ci lanciamo così in un 2025 di lotta, consapevoli delle sfide che ci attendono, ma rafforzatз da una rete solida, capace di resistere, reagire e costruire insieme. Come scrisse un compagno dal carcere tanti anni fa: serve il pessimismo dell’intelligenza, e l’ottimismo della volontà.

Dal mare al carcere’
Dal mare al carcere è un progetto militante di Arci Porco Rosso e borderline-europe che, dal 2021, monitora l’andamento della criminalizzazione dei cosiddetti scafisti in italia, e offre supporto socio-legale alle persone criminalizzate. Ringraziamo Saving Humans USA, GuerillaFGHRSea Watch, Safe Passage e United4Rescue che hanno deciso di sostenere questa causa e la nostra militanza.

Inoltre, ringraziamo Valeria Ferraro per la foto in evidenza (processo Cutro, Crotone 2024).

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