Alcune riflessioni e testimonianze dallo Sportello mobile

Nelle ultime settimane, in Italia, diverse persone braccianti hanno perso la vita mentre cercavano di raggiungere i campi o abitavano nei luoghi in cui si è costretti a vivere se si fa questo lavoro. Convidividiamo qui alcune riflessioni e testimonianze dal lavoro quotidiano del nostro sportello mobile nelle aree agricole.

Il 3 aprile 2026 Alagie Singathe, 29 anni, si è tolto la vita nell’insediamento informale di Torretta Antonacci, San Severo (Foggia).

L’8 maggio, a Chioggia, hanno perso la vita in un incidente stradale Yassin Mazi, 28 anni, Abdelghani Gari, 32 anni, e Saifi El Arbi, 35 anni. Stavano raggiungendo i campi di radicchio, in un furgoncino con a bordo altri 6 lavoratori.

All’alba del 9 maggio, a Taranto, il 35enne Bakary Sako, è stato aggredito e ucciso da cinque ragazzi, mentre andava con la sua bicicletta a lavorare nei campi.

Nella notte tra l’11 e il 12 maggio un’altra persona bracciante, il cui nome non è stato diffuso, è morta nelle campagne di Poggio Imperiale: nella roulotte in cui dormiva è divampato un incendio.

L’omicidio di Bakary Sako da parte di un gruppo di giovanissimi ha gravi moventi razzisti. Ma anche le altre perdite parlano di un contesto di generale precarizzazione, stigma ed esclusione. E sì, di razzismo e violenza sistemici.

Le condizioni che rendono possibili queste morti non sono fatti eccezionali.

Nelle campagne, sul lavoro, negli spostamenti tra le abitazioni e i campi di raccolta, le persone vivono in condizioni spesso segnate da grande precarietà ed esposizione a molteplici rischi.

Cambiano le province, cambiano le raccolte, le persone si spostano da una stagione all’altra, ma la realtà è che poco cambia.

Storie di incendi, incidenti, infortuni, ricerca casa, sgomberi, lunghi spostamenti quotidiani e passaggi di fortuna.

Storie di grande coraggio e forza d’animo di persone che hanno imparato a navigare questi sistemi, schivare ogni fregatura, andare avanti a testa alta per mandare i soldi a casa, far sentire la propria voce negli interstizi di autodeterminazione quotidiana, rimanere solidali.

Della condizione di vita dei braccianti si parla spesso, perlopiù, solo dopo una tragedia, in maniera vittimizzante o criminalizzante. Viene specificato quando non si è in possesso dei documenti, come se fosse una propria colpa.

La presenza dei braccianti che si spostano nelle zone di produzione agricole, viene affrontata come un’emergenza e con fastidio, più che con il riconoscimento di dignità e il rispetto verso delle persone, lavoratrici, che reggono un intero sistema di produzione.

E spesso la verità è che, mentre le istituzioni si focalizzano sulla “lotta al caporalato” e sul “superamento degli insediamenti informali”, chi subisce sfruttamento:

… racconta di condizioni diffuse di lavoro grigio e tende a non denunciare, perché non rientra nella categoria di vittima perfetta;

… molto spesso non può accedere a un regolare contratto di lavoro o di casa per via del proprio status giuridico, visto il soffocante inasprimento delle politiche migratorie;

sostiene che uno dei maggiori problemi è trovare un posto dove vivere nei luoghi in cui si sposta per lavorare.

Sono condizioni che affrontano ogni giorno anche le persone che abbiamo incontrato in questi mesi con il nostro sportello mobile in Sicilia.

Una di loro, durante la potatura degli ulivi, si è recisa quasi del tutto il pollice con delle cesoie elettriche.

Il datore di lavoro l’ha lasciata davanti all’ospedale e, dopo l’intervento di ricostruzione del dito e le dimissioni, ha interrotto ogni contatto.

Ad oggi questa persona non ha recuperato completamente la mobilità della mano, con gravi conseguenza sulle sue condizioni di salute, lavorative e quindi anche abitative.

Leggiamo in questi giorni che il governo italiano ha intenzione di costruire un ulteriore CPR a Castel Volturno, zona di produzione agricola.

Non è un caso. Le morti delle ultime settimane non sono eccezioni.

Parlano di un sistema produttivo che continua a reggersi su un circolo vizioso di regimi di confine, ricattabilità giuridica, marginalizzazione abitativa e quindi sulla precarietà lavorativa così riprodotta che vorrebbe ridurre le persone braccianti a ingranaggi di un meccanismo basato sullo sfruttamento.

A loro, la nostra totale solidarietà, ascolto, attenzione, energia.

 

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