I Commons [1] – Un’alternativa vivente al capitalismo

“Persone molto comuni possono fare cose fuori dal comune.”
– Ricercatrice dei Commons Silke Helfrich

A distanza di un anno, desideriamo raccontare quanto condiviso in due incontri organizzati al circolo fra gennaio e febbraio del 2023.

Nel primo incontro, Jonas Korn, attivista e membro del Commons-Institut in Germania , è venuto a trovarci al Porco Rosso. Grazie a lui abbiamo fatto luce su un mondo diverso e per alcunǝ nuovo: i Commons.

I Commons sono risorse che emergono da processi auto-organizzati di produzione, gestione, manutenzione e/o utilizzo, basati sui bisogni. Questa pratica è chiamata Commoning e può riferirsi a tutti i tipi di risorse, dai codici di programmazione (codici sorgente) al cibo, all’energia, agli oggetti di uso comune, alla terra e alle abitazioni. I Commons si collocano al di là del mercato e dello Stato e si contrappongono alle logiche del profitto e della proprietà, che comportano crescita, competizione ed esclusione. La ricerca sui Commons ha acquisito particolare slancio grazie al lavoro pionieristico di Elinor Ostrom. Altrǝ importanti teoricǝ sono Silke Helfrich, David Bollier, Friederike Habermann, Silvia Federici, Massimo de Angelis, Simon Sutterlütti e Stefan Meretz.

Oggi il Commoning è inteso principalmente come un processo sociale, per cui sono le pratiche sociali concrete a diventare Commons, e non le caratteristiche materiali. L’acqua naturale, ad esempio, che proviene dalle montagne, nel regime capitalista viene riempita in bottiglie di plastica e trasformata in merce, mentre se la stessa acqua diventa un Commons, l’assenza di un prezzo annulla qualsiasi logica di scambio.


I Commons non sono utopie, ma strutture sociali viventi in cui le persone affrontano i loro problemi comuni in modo auto-organizzato. Rappresentano un’alternativa possibile e già esistente al capitalismo e allo stesso tempo servono direttamente alla soddisfazione dei bisogni.

Esempi di Commons sono Community Supported Agriculture (CSA), Wikipedia, l’associazione cooperativa Cecosesola in Venezuela [2], i Freeshop e i progetti abitativi organizzati nel “Mietshäuser-Syndikat” [3].

Partendo da questo insieme di definizioni, e dal racconto di esempi di Commons sparsi nel mondo, i/le partecipanti si sono cimentate a ripensare le pratiche esistenti nel nostro territorio alla luce dei concetti illustrati da Jonas.

Abbiamo realizzato che anche a Palermo ci sono già luoghi e strutture sociali e politiche in cui si stanno sviluppando approcci al Commoning, in maniera più o meno consapevole.

come ad esempio booq, la bibliofficina di quartiere alla Kalsa, con all’interno spazi di ciclofficina e di biblioteca delle cose o l’Ambulatorio Popolare Autogestito Borgo Vecchio (dove è presente un consultorio per visite ginecologiche gestito da Non Una Di Meno). O ancora, la palestra popolare del quartiere Olivella.

Le pratiche citate, seppur diverse come tipo di attività e dimensioni, hanno tutte alla base ragionamenti politici per cui la condivisione, il mutualismo e la de-mercificazione di beni e servizi rimandano pienamente al concetto di Commons riportato nell’introduzione.

Ci sono però anche spazi e pratiche non connotate da un pensiero politico esplicito, ma che rientrano nell’idea di autorganizzazione dello spazio e delle risorse secondo logiche di gratuità e cooperazione. Partendo dalla pagina facebook “Basta ca tu veni a pigghiari” in cui persone di tutti i tipi scambiano oggetti di vario tipo, fino al mercato dell’usato dell’Albergheria, attualmente informale, in cui si vendono oggetti di modico valore, permettendo a più di duecento famiglie in condizioni socio-economiche precarie, di avere un reddito minimo all’interno del tessuto ancora vivo del centro storico. Silvia Federici scrive a tal proposito che i commons sono: “una realtà complessa in cui beni materiali da ripartire, relazioni sociali e regolamenti riguardanti l’uso e la cura della ricchezza naturale o prodotta formano un tutto indissociabile sia nella teoria che nella pratica” e che “i proletari possono organizzare i propri quartieri come base per resistere agli sfratti e agli aumenti degli affitti, traendo forza dalla continuità spaziale”.

Anche al Porco Rosso, nei suoi quasi dieci anni di vita, sono state sviluppate importanti pratiche di mutualismo, ed attraverso di esse si sono costruiti legami comunitari non indifferenti, soprattutto se consideriamo il sistema in cui viviamo, che spinge le persone a condurre vite fortemente individualizzate.

Basti pensare allo Sportello Sans-Papiers al Porco Rosso, che offre assistenza e orientamento socio-legale a tante persone in difficoltà con i documenti, la burocrazia e l’accesso ai servizi territoriali pubblici. Inoltre, da circa tre anni, il circolo ospita stagionalmente lo swap in cui le persone liberamente portano e scambiano i propri vestiti.

Il secondo incontro è stato incentrato nello specifico sulle cooperative finanziarie, una forma di organizzazione sociale e relazionale in cui le persone condividono il loro reddito o la loro eredità. Rispetto al modo in cui la nostra vita è solitamente regolata, e alle opzioni che ci vengono date per gestire le nostre ricchezze, l’idea di mettere i soldi in comune può sembrare una ingenua fantasia. Ma proprio a partire da una simile provocazione, si è sviluppato un interessante confronto sul senso del denaro, e sul ruolo che l’economia monetaria assume nello sviluppo dei rapporti sociali e delle nostre progettualità di vita.

I due incontri, così come lo swap di vestiti, sono parte di un ciclo più ampio e tuttora aperto, chiamato “Economie in Circolo”, in cui si prevedono dibattiti teorici e laboratori di ecologia politica, con l’idea di maturare insieme uno sguardo ampio sulle economie solidali e trasformatrici.

“Ogni mattina ci alziamo e facciamo capitalismo – perché non facciamo qualcos’altro?”
– Antropologo statunitense David Graeber

Per saperne di più, vi consigliamo questa lista:

Reincantare il mondo – Femminismo e politica dei Commons
-Silvia Federici-

Make Capitalism History – A Practical Framework for Utopia and the Transformation of Society
-Simon Sutterlütti, Stefan Meretz-
Lo puoi trovare qui: https://commonism.org/

Free, Fair and Alive – The Insurgent Power of the Commons
-David Bollier, Silke Helfrich-

Lo puoi trovare qui: https://freefairandalive.org/

Omnia Sunt Communia – On the Commons and the Transformation of Postcapitalism

-Massimo De Angelis-

Ostrom, Elinor –  Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action.

Die Welt der Commons – Muster gemeinsamen Handelns
-Silke Helfrich, David Bollier-
Lo puoi trovare qui: https://www.boell.de/sites/default/files/welt_der_commons.pdf

Ecommony – UmCARE zum Miteinander (Friederike Habermann)

Frontiers of Commoning
-A Podcast by David Bollier-
Lo puoi trovare qui: https://david-bollier.simplecast.com/

Homo Communis – Wir für alle
-Un film di Carmen Eckhardt-
Lo puoi trovare qui: https://www.homocommunis.de/

La grafica originale (in inglese) trovate qui sulla pagina 147: https://link.springer.com/content/pdf/10.1007/978-3-031-14645-9.pdf?pdf=button

[1] Il termine “bene comune” viene evitato perché si riferisce alla teoria capitalista dei beni, che presuppone che alcune cose siano naturalmente meglio utilizzate come proprietà privata, mentre altre sono meglio utilizzate come beni pubblici o proprietà comune.

[2] https://cecosesola.org/

[3] https://www.syndikat.org/en/

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